A.S.D. Club Italiano Autogiro


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Trasimeno 2004 di Jack Tremacua

Racconti di Volo

23 Aprile 2004 venerdì

Ritrovo con il mio socio di avventure Alex al campo volo della Speziana alle otto, si da una lavata alle eliche e al rotore, si fa rifornimento, si cerca di far stare tutti i bagagli, i controlli ed un breve briefing per rivedere la rotta e i segnali a gesti da noi ideati (nella foto indica “STA ATTENTO!!”).

Non siamo ancora partiti e già dimostriamo poca serietà, io collaudo il mio porta taniche da me brevettato che risulteranno molto pratiche durante tutto il viaggio e Alex usa per la prima volta il suo GPS preso il giorno prima e inoltre porta la sua benzina in due “sacche” che non hanno certo un aspetto rassicurante e che successivamente i Magni giustamente ne impediranno l’uso. Io decollo per primo e appena in quota e acceso il GPS mi accorgo che la rotta non è inserita e bastano due minuti a pigiare tasti che mi accorgo che: “non è possibile ho già perso Alex!!!”. Complice anche la foschia non lo vedo, faccio un po’ di strada indietro ma niente, allora opto per proseguire e per fortuna lo ritrovo (meno male che ho insistito per fargli prendere il GPS). Arriviamo al campo di Solignano senza altri problemi (se si esclude che non sono riuscito a tenere il socio un po’ più lontano dall’aeroporto di Piacenza) e con un bel sole, qui ci raggiungono Pietro e Luca Magni con la benzina per Alex. Dopo le critiche alle sacco-taniche di Alex e qualche foto si riparte.

Ora a condurre è Luca e mi sento tranquillo, sorvoliamo dove avremmo di nuovo dovuto rifornirci, un “semi campo” che non ho trovato, comunque il vento è stato favorevole e la benzina dovrebbe bastare, quindi si prosegue senza sosta. Però ora so che non devo sprecare prezioso carburante e rischio di non superare alcune creste per avarizia di quota e comunque resto un po’ indietro. Questa volta sono io a seguire fedelmente il GPS e sorvolando un laghetto mi infilo in una valle che risulta essere decisamente più lunga del previsto e sotto di me solo boschi “merda!”, comunque non posso tornare indietro e devo proseguire (qui ho fatto una bella cazzata per me e facendo preoccupare gli altri).

Dopo 10 minuti di terrore ci si ricongiunge e la sfiga vuole che la “scorciatoia” non mi ha fatto saltare l’unico punto brutto da passare. Altri 10 minuti di agitazione e finalmente la valle si apre nella vallata con il lago davanti a noi e con lui il campo del Mugello. Qui troviamo Emidio con la moglie Luisella e il figlio più piccolo Luca e da li a poco ci raggiungono gli altri:

M16 Chinetti - M16 Brioche e Nutella - M14 Roberto (SV1) - M16 Alberto e Piera - M16 Intini - M16 Giaimo e Dino

Si pranza e dopo il solito necessario rifornimento si riparte. Noi monoposti ci prendiamo un po’ di vantaggio, Alex in testa ma mentre lui decolla il mio motore si ingolfa, l’intervento di Luca è provvidenziale e messo in moto salto su e dopo un riscaldamento molto veloce entro a metà pista (tanto c’è un buon vento) e decollo (ovviamente senza tutto motore, poverino non è ancora pronto), la macchina si stacca ma gli alberi di fronte a me si avvicinano, allora invece che salire prendo velocità e faccio una bella virata stretta a qualche metro da terra sopra a delle povere vacche ignare. (Chissà perché questa manovra mi verrà molto criticata). Raggiungo Alex e restiamo uniti per un quarto d’ora, Alex stringe teneramente il suo GPS e segue le sue indicazioni imperturbabile anche quando lo mandano su un bel bosco in arrampicata per superare una vetta, io mi affianco e cerco di indicargli la vallata con tanto bel verde erba, che gira attorno alla cresta, ma non vedendomi lo abbandono e allungo per la vallata. Penso: “a tal punto speriamo che non si accorga che non ci sono finche non mi vedrà dall’altra parte…”, ma saprò dopo che gli ho fatto prendere un bello spavento, comunque ci ritroviamo poco dopo. La regola “abbandona il tuo socio e prosegui” ha funzionato molto bene ma sarà meglio che o installiamo una radio o apriamo meglio gli occhi, questa è un’altra lezione appresa da questo viaggio. Gli altri ci raggiungono e ci mettiamo in formazione, arrivati a Serristori l’atterraggio in gruppo mi viene un po’ lungo e preferisco riattaccare, peccato andrà meglio la prossima occasione.

Ci si sistema nelle camere non senza alcuni problemi logistici e si va al ristorante. Per fortuna non ero nel tavolo “dei discorsi seri” (dove c’erano le donne) ma in quello “sgangherato” degli avvinazzati.

24 Aprile 2004 sabato

Colazione frugale e finalmente rotta per il lago Trasimeno, decollo in formazione e questa volta verrò criticato che sono partito un po’ indietro (e decidetevi!!!). Con oggi si sono uniti a noi anche Gippi, Mana e Vitali. Arriviamo tutti in perfetta formazione, siamo uno sciame, giro campo per passaggio di figura quando un tre assi poco simpaticamente ci si infila davanti atterra facendoci rallentare, comunque lo spettacolo è salvo. Virata in controbase e vedo Alex virare velocemente a destra, io mi discosto dalla formazione per poterlo seguire con lo sguardo e quando vedo l’elica fermarsi è inequivocabile che è in emergenza. Non potendo fare nulla ritorno in formazione che, completato il circuito, atterra. Il rullaggio alla nostra area riservata è più lungo di una coda in tangenziale ed una volta spento il motore mi attacco al cellulare per sentire Alex. Mi risponde che l’atterraggio in campagna è riuscito bene e lui e la macchina sono incolumi, ma che è amareggiato per aver commesso l’errore banale di finire la benzina (un’altra lezione del viaggio). Io con l’aiuto di Mimmo (un tipo eccentrico) portiamo soccorso ad Alex che opta per un ridecollo dalla vicina strada sulla quale si sta svolgendo una gara di cavalli, dopo qualche spiegazione agli organizzatori ci fanno partire tra il passaggio di una fantino e l’altro. (Agli incoscienti va sempre bene)

Ora finalmente possiamo goderci la bella giornata soleggiata, gli stand con i loro gadget e fare qualche piccolo acquisto tra cui la benzina pagata carissima.

Comincia ad essere tardi ed una bella nube temporalesca minaccia di passarci sopra quindi io e Alex (scemo + scemo) ridecolliamo alla volta di Serristori. Durante il ritorno gli faccio segno di venire “li” in fianco a me ma lui non capisce e guarda da una parte, gli faccio segno “qui” e guarda di qua allora mollo i comandi e con due mani mi faccio capire. Ci alleniamo a fare formazione a due, belli precisi a una certa distanza, quando Alex mi guarda e soddisfatto mi fa ok col pollice, bene allora proviamo un po’ più vicini, e lui sempre ok. Ora siamo decisamente vicini e lui tutto contento ok, be mi viene un risolino e non resisto mi alzo di due metri rispetto a lui e sormonto i rotori (solo un pochino vi assicuro), questa volta non mi fa più ok e si allontana a debita distanza. Alla sera ci siamo dati dei “pazzi” ma abbiamo fatto tanto ridere dicendo “volevo solo metterti un po’ di pronto spray sul rotore…”.

Alla notte un temporale apocalittico (.. now) colpisce la zona.

25 Aprile 2004 domenica

Per fortuna alla mattina il celo è abbastanza sereno ma il vento è molto sostenuto e pure in direzione sfavorevole per il ritorno. I Magni tornano al meeting per i dovuti saluti ma noi altri preferiamo portarci in direzione di casa.

Con ancora qualche difficoltà a restare uniti io e Alex apriamo la strada, ma per la prima volta non ci perdiamo (è già un risultato apprezzabile). Ci rendiamo ben presto conto che attraversare l’Appennino con il vento non è come con il bel tempo e che la montagna può fare molta paura. Cerco di ricordarmi tutti gli insegnamenti sul volo in montagna, dove stare nella valle, il sole, il vento, prendere le correnti ascensionali ed evitare i rotori, ma non c’è verso mi sento sballottato in tutti i modi e non c’è posizione che tenga, provo da un parte, dall’altra ma mi sento un surfista dilettante con un’onda troppo grande da cavalcare. Quando le montagne si aprono ed arriviamo al Mugello siamo tutti stanchi, scossi, impauriti e tesi ma la vista del lago ci apre il cuore.

Una volta a terra ci si scambia un po’ di impressioni e si cerca di valutare cosa fare. Intanto facciamo rifornimento, ci prendiamo un caffè e le quattro gocce di pioggia che vengono mi danno l’occasione di sfoggiare il mio armamentario comprendente anche un cellofan su misura per coprire il mezzo e la testa rotore.

Io e il mio socio, come da accordi presi, aspettiamo i Magni mentre gli altri, pensando ad un peggioramento del tempo, decidono di ripartire subito, ma non prima di averci salutati adeguatamente con energiche strette di mano che mi sottolineano la serietà della situazione. Quando arrivano i Magni simuliamo che il viaggio è andato benissimo senza problemi, ma lo scherzo lo svelo subito lasciandomi andare ad un:“me la sono fatta sotto”. Si decide di pranzare, i musi sono lunghi e non si sentono i soliti schiamazzi, anche il Gippi è tetramente ammutolito (decisamente inusuale) e nell’organizzare il ritorno non mancano scatti di nervosismo e malumori. La rotta decisa è un po’ più lunga ma ci porterà prima in pianura, la nostra amata pianura. Alex parte per primo, dopo mi riprometterò di non farglielo più fare perché io, pur essendogli alle costole, non riesco ad arrampicare come lui e arrivo alla prima cresta, per giunta bella alta, senza l’adeguata quota (INVECE DI STARGLI ALLE COSTOLE, NON ERA UNA GARA!!, NON ERA MEGLIO E PIU’ SICURO ARRAMPICARE UN PO’ DI PIU’?). Il vento proviene alla mia destra e i crinali sotto di me fanno rotori di cui riesco inizialmente a trovarne la corrente ascensionale, ma vicino alla meta della vetta sento che mi schiacciano a terra obbligandomi a una pronta virata per allontanarmi. Riprendo quota e riprovo l’attacco, il mio 582 è sempre sui 6200 giri e sto ben attento a non farlo correre di più, l’anemometro è impazzito, per fortuna non mi agito per le EGT dato che non ho lo strumento, sotto solo alberi che non mi rassicurano, vengo continuamente sobbalzato su tutti i lati dalle raffiche di vento in un modo mai provato. La sensazione peggiore non è tanto il forte rollio ma quando mi sento cadere in avanti come fossero G negativi e penso subito al flusso invertito sul rotore e istintivamente tiro la barra a me. Anche il secondo tentativo fallisce, gli altri sono passati e li ho persi di vista ma non mollo, mi allontano di più e prendo ancora più quota e per fortuna questa volta passo, proprio quando stava venendomi meno il sangue freddo (prima di farmela nella tuta). Il viaggio prosegue con le nuvole sopra la testa (si proprio appena sopra) che filano come saette e l’idea di finire in quella corrente mi fa preferire l’essere shakerato spaventosamente dal turbine generato dalle creste attorno a me. Sono sempre in fondo al gruppo, ma li vedo bene e con po’ più di gas di quello che avrei desiderato riesco a seguirli. Ora il fondo valle è un po’ più accogliente e si balla molto meno quindi mi concedo del tempo per guardarmi il panorama che è veramente suggestivo.

Finalmente si apre la vallata nell’immensa, verdeggiante e rassicurante pianura ed ben presto arriviamo nel campo di Galliano dove l’accoglienza è delle più sincere e premurose. Ci preparano tavolo, sedie e da bere, ci danno la benzina e rifiutano con ostinazione ogni compenso, ci fanno promettere di andarli a trovare presto scattandoci fiumi di foto.

Il decollo da questo campo non è stato dei più semplici dovendolo fare da una pista cortissima, anche se il problema è stato più per gli M16 che per i nostri formidabili M-18. Ora ci separiamo e io e Alex andiamo in Speziana dove ci aspetta un caro amico, Emidio a cui raccontiamo subito il faticoso ritorno. Il viaggio nel suo complesso è stato decisamente divertente e il ritorno, anche se non è stato bello, devo ammettere che è stato molto istruttivo e la lezione principale è stata che con il maltempo non si deve volare in montagna!

Giacomo Sacchi



Ogni volo è un accrescimento del nostro bagaglio di esperienze che ci permette di crescere e diventare piloti migliori. Un trasferimento su lunga distanza come questo si dimostra ogni volta un'importante fonte di insegnamenti. La varietà delle zone sorvolate, le differenti condizioni microclimatiche, l'avere a che fare con condizioni di traffico sostenuto mettono alla prova le nostre attidudini al volo. A tal proposito permettetemi di aggiungere alcune note al racconto di Jack per focalizzare l’attenzione su alcuni fatti importanti e su come certi errori non dovrebbero essere commessi ne certe situazioni sottovalutate.

Il decollo di Jack dal Mugello:

Premessa: il secondo monoposto (Alex-"PettineFigo") decolla prima di Jack e questo innesca una serie di errori nel comportamento di Jack che viene investito dalla fretta di decollare insieme al suo compagno d'avventura

1°Errore) Jack decide di non utilizzare gran parte della pista, che presenta ostacoli costituiti da un bosco su entrambe le testate, per non perdere tempo nel rullaggio. Con ostacoli da superare è sempre buona norma usare tutta la pista in modo tale d’avere spazio in caso di necessità di fermarsi e/o atterrare.

2°Errore) Jack non ha dato tutto motore e ha giustificato il fatto dicendo che non era alla giusta temperatura. Primo: se non si è pronti non si decolla! secondo: in decollo si usa tutta la potenza, il motore è progettato per quello non gli facciamo nessun torto, anzi un 2 tempi ad alto regime e meglio lubrificato, usando tutta la potenza ci portiamo a quota e velocitàdi sicurezza nel minor tempo e/o spazio.

3°Errore) Jack vira di 180° a bassa velocità, sottovento, in prossimità di un ostacolo che può generare rotori. Non usando tutta la pista si è ritrovato basso in prossimità dell’ostacolo senza poterlo superare. L’errore iniziale lo ha portato a commetterne degli altri. Ecco la catena degli eventi che porta all’incidente! anche questa volta è andata bene! L’ha detto anche lui in un passaggio del suo racconto: “agli incoscienti va sempre bene” ma purtroppo non è sempre così.

Analizziamo ora l’errore “BANALE!!” di Pettinefigo: rimanere senza benzina in un tratto di 15 minuti di volo è inaccettabile, la mancanza dei controlli prevolo è inaccettabile! Solo la fortuna ha decretato che questa volta l’episodio fosse pura lezione e non un articolo di cronaca, ricordo che solo pochi istanti prima stavamo sorvolando il finale in prossimità di Castiglione del Lago in cui l’emergenza scaturita non sarebbe stata altrettanto semplice da condurre. Un aspetto che è stato sottovalutato, probabilmente anche da altri, è che la distanza tra la partenza e l’arrivo era si percorribile in solo 15 minuti, quindi necessitava di una quantità modesta di carburante, ma il fatto di essere ad un raduno particolarmente affollato avrebbe potuto prolungare la permanenza in volo per un tempo sensibilmente superiore e non preventivato. Quindi attenzione a bollare come BANALE certi errori perché il banale si può trasformare, in volo, in un TRAGICO errore.

Nel suo racconto Jack si chiede come mai una certa manovra gli verrà molto criticata. Nella lezione sulla sicurezza del volo si accenna al fatto che noi, come persone, diamo un'interpretazione della realtà che ci circonda ma non sempre questa interpretazione risulta essere corretta. Tale valutazione è soggetta a molte variabili tra cui la nostra esperienza e l'analizzare tutte le variabili. Il nostro comportamento visto dall'esterno può apparire completamente diverso da quello che noi sentiamo e portare alla luce pericoli che noi abbiamo sottovalutato o addirittura nemmeno preso in considerazione. Soprattutto quando chi ci porta delle critiche è chi ci ha insegnato a volare dobbiamo soffermarci per comprendere perchè non ci siamo accorti dello stesso pericolo.

Credo che per il momento ci siano abbastanza punti di riflessione, quindi come diceva qualcuno: meditate gente meditate!



Renato Chinetti

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