A.S.D. Club Italiano Autogiro


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I°volo solista Cristina

Racconti di Volo

E' il 6 dicembre 2OO1, un giorno memorabile: il mio primo volo. La giornata è molto fredda, ma, nonostante ciò, effettuo, insieme al mio istruttore Pietro, il circuito di addestramento a cavallo dell' “insettone” (l'autogiro, così denominato, da me e da mio marito, altro allievo, in modo scherzoso). Faccio un primo volo al mattino ed un secondo nel pomeriggio. Alla fine della seconda missione, mentre percorro il raccordo per dirigermi all'hangar, Pietro con tutta naturalezza mi pone un quesito: “Te la senti di andare da sola?” ll mio cuore ha un sussulto; d'istinto rispondo di no. Ma Pietro, istruttore di professione, e prima di tutto uomo, mi dice; “prima o poi dovrai tagliare il cordone ombelicale, ma soprattutto ricordati che non devi dimostrare nulla a nessuno. Sai cosa devi fare, devi solo metterlo in pratica”. Mentre mi parla rifletto e mi guardo attorno: osservo i traffico e mi accorgo che in volo non c'è nessuno, pista e circuito sono liberi. Non esito più, ho deciso, sono pronta. Mi preparo per la partenza e provo la radio. A questo punto mi accorgo di avere un pubblico, sento una certa agitazione, ma la voce interiore prende il sopravvento e mi dice: “devi andare”.
Guardo sempre il mio istruttore, è lui che mi rassicura. Effettuo a prerotazione e via la corsa di decollo. Mentre decollo ho quasi una sensazione di stordimento, il cervello pare voglia smettere di funzionare per qualche secondo, ed ecco che mi ritrovo in aria, continuando a salire come un razzo. Come non bastasse, dopo “la prima virata a sinistra la prima difficoltà: non sento più il mio istruttore in collegamento radio! Riesco comunque a riprendermi e proseguo in sottovento, controllo i parametri di volo ed ecco che riesco a sentire di nuovo l'istruttore che mi dice di effettuare un 36O a destra. Eseguo la virata e mi rimetto in traiettoria di sottovento, ma il contatto radio nuovamente termina. Decido di non pensare più alla radio e seguire invece le istruzioni dettagliate ricevute a terra da Pietro. Faccio i miei due passaggi e finalmente l'atterraggio: sono alta, ma riesco a controllare la macchina, le ruote toccano l'erba.
“Ce l'ho fatta”! Rullando verso il parcheggio non capisco ancora bene cosa sia accaduto; ma vedo Pietro con un sorriso a trentadue denti, la sua felicità credo che superi la mia. Ho fatto tanta fatica per arrivare a questo punto, ma lui ne ha fatta altrettanta! Quando scendo dall'autogiro la mia felicità è alle stelle, bacio e abbraccio tutti i presenti e tutti contraccambiano. Vado a prendermi un caffè. Ma all'uscita, non pensando a nulla in particolare, mi aspetta una nuova sorpresa: vengo accolta da una serie di gavettoni! I primi secchi sono tutti di acqua tiepida, meno male! Ma “dulcis in fundo” ecco arrivare l'ultimo gavettone: enorme, gelato, mozzafiato! Ma vi assicuro; ero così contenta che fare una doccia fredda i1 16 dicembre poteva solo rinvigorirmi ancor di più. Ne è proprio valsa la pena!

Cristina “Nutella” Cordini


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