A.S.D. Club Italiano Autogiro


Vai ai contenuti

I° volo tasferimento

Racconti di Volo

Una piacevole domenica di Luglio non può essere meglio spesa se non con un fornito gruppo di amici accomunati da due grandi passioni, il volo e la cucina. Chissà perché per divertirsi ci vuole una “scusa” in ogni modo noi ce l’avevamo e anche buona, infatti i Magni dovevano consegnare una macchina nel campo volo di Manphis Belle, dalle parti di Biella e noi certo non ce la siamo sentita di lasciarli andare tutti soli soletti. Il gruppo si è formato in un attimo, tutti veterani autogiristi tranne me novello pilota con sole venti ore di volo tutte mie, cioè post brevetto, e per giunta alla mia prima esperienza di trasferimento. Per mia fortuna anche un altro monopostino munito del grintoso e succhia benzina 582 si è unito a noi e sarà lui a farmi compagnia visto che loro i 4-tempi hanno sempre fretta. Il tempo è ottimo, vento debole, quindi rompiamo ogni indugio facciamo rifornimento, i controlli, ci scambiamo le coordinate del campo volo di destinazione non senza qualche incomprensione e via. Il gruppo rimane abbastanza compatto finche non incappiamo in alcune anse del Ticino in cui io, non resistendo alla monotonia del trasferimento, mi lancio e lo percorro a una decina di metri dall’acqua e dagli isolotti e i pochi bagnanti che assistono mi ricambiano il saluto. Ben presto il leggendario autogiro azzurro della buona vecchia scuola Magni mi raggiunge e se interpreto bene i gesti mi aspetta un bel rimprovero all’arrivo. Quando arriviamo non mi metto subito in coda per atterrare, anche perché so bene di essere una spina e di dover lasciare fare prima ai più alti in grado senza disturbarli. Il campo volo è immerso nel verde circondato da boschetti e da una torrente con delle cascatelle e io gironzolo di qua e di la quando il mio occhio artistico vede in un tratto del greto una foto irrinunciabile e allora mi trimmo lasciandomi un po’ di velocità in più e leggermente a salire e mi lancio nel canale. Foto fatta è ora di atterrare, la pista è un po’ ruvida ma con l’assistenza del motore e della fortuna faccio un bell’atterraggio lento e preciso. Tutto sorridente per l’emozione del mio primo trasferimento mi levo il casco e smonto dalla “bestia” quando vedo arrivare verso di me papà Pietro e mamma Luca capisco dai loro musi che non vengono a congratularsi per il mio bell’atterraggio ma per farmi la più lunga e solenne ramanzina ricevuta (fino adesso). Io accenno a qualche pallida attenuante sul fatto che il volo a bassa quota sul fiume è già da me ben collaudata sul tratto del Po presso la Speziana e che un occhio l’ho buttato a cercare i piloni di eventuali cavi elettrici ma nulla è servito. Meno male che cinque minuti dopo eravamo a tavola e con un buon pasto in cambusa si è più inclini al perdono. Oramai sereni feci vedere le foto fatte e con mio rammarico quella più importante era rovinata dal parabrezza, e da questo elaborai la folle idea di rischiare di essere rivisto in quel, oramai famigerato, canale. Il mio piano era semplice, troppo semplice, parto per primo e dopo due giretti vado la senza farmi notare solo che appena decollato la mia voglia di fare lo sborone mi obbliga ad un passaggio ravvicinato di saluto al campo volo e da li la mia sciagura, infatti credo che proprio tutti hanno notato la mia successiva destinazione in zona interdetta. Questa volta la foto è venuta e come, ma a caro prezzo perché vi lascio immaginare i miei “tutori” cosa mi hanno detto una volta tornati a casa, comunque è stata una grande giornata.
Giacomo “TremaCua"

NDR: il volo a bassissima quota può essere molto bello ma anche molto pericoloso. L'errore più grosso fatto dal caro Giacomo è di essere andato a farlo in una zona mai sorvolata prima, in un fiume con folta vegetazione sulle sponde che nasconde i piloni dei famigerati cavi, invisibili fin quando ormai è troppo tardi. La casistica degli incidenti è piena di urti con cavi a bassa quota, anche in zone ben conosciute dal pilota. Spero solo che le ramanzine facciano riflettere e comprendere che il rischio corso è stato reale e la reazione degli istruttori più che giustificata.


Torna ai contenuti | Torna al menu